Giuseppe Colombetti e il primo mese da team manager della Chromavis Abo

Chromavis Abo Offanengo Volley B1 femminile girone A

Sensazioni e impressioni da parte del dirigente della prima squadra di Offanengo

 

 

Un ruolo di raccordo tra società e squadra, della quale rappresenta un prezioso punto di riferimento quotidiano nell’organizzazione dell’attività e in tanti altri aspetti. Tra qualche giorno per Giuseppe Colombetti arriverà il traguardo del primo mese di lavoro da team manager alla Chromavis Abo, ruolo che ha ricoperto a partire da quest’estate per la prima volta ricevendo il testimone da Chiara Zaniboni, rimasta in società con altri compiti.

Come stai vivendo questo ruolo? Lo hai trovato sul campo differente da come lo immaginavi?

“E’ troppo presto per fare bilanci, ma nel ruolo di team manager, così come il direttore sportivo Stefano Condina me lo sta insegnando, mi trovo bene. Non avendo mai ricoperto questo lavoro nello sport mi affido con fiducia a chi è decisamente più esperto e sa quali azioni rappresentano il bene della squadra. Alcuni aspetti sono simili al mio “vero” lavoro e quindi ritrovo situazioni professionalmente già vissute”.

Come ti trovi nell’interazione con staff tecnico e ragazze?

“Con lo staff mi trovo benissimo perché sono tutti professionisti seri e preparati, il clima è sereno e costruttivo. Aggiungo anche che sono molti pazienti con me e in caso di errore sono pronti a indirizzarmi sul percorso corretto. Le ragazze sono fantastiche e tutte “sul pezzo”: serie quando serve e allegre quando è possibile. Vedo un ottimo gruppo con grandi potenzialità”.

Quanto conta l’apporto alle spalle della società?

“La società,ma questo lo sapevo, è ben organizzata e strutturata, tutta tesa al bene delle giocatrici,sia per la prima squadra di B1 sia per le giovanili. Vedo tutti molto disponibili e attenti perché si possa serenamente lavorare per raggiungere ottimi risultati. La loro è un’attenzione dimostrata anche in questo periodo di ripartenza post-lockdown”.

Come vedi la pallavolo da questo nuovo punto di vista legato al tuo ruolo?

“Vengo dal mondo del teatro e so per esperienza che quello che si vede sul palco è solo la punta dell’iceberg. Il lavoro grosso è prima, fatto di riunioni e progettazione, sudore, fatica, pazienza, disponibilità reciproca, attenzione, gioie e dolori, ma immensamente gratificante nel risultato. Sinceramente, non pensavo ci fossero troppe similitudini”.